Il film “Il pretore”

Francesco Pannofino, Sarah Maestri, Mattia Zaccao Garau, Eliana Miglio

(in senso orario) Francesco Pannofino, Sarah Maestri, Eliana Miglio, Mattia Zaccaro Garau

IL PRETORE è un film in uscita nelle sale cinematografiche italiane il 3 aprile 2014. Diretto da Giulio Base, è interpretato da Francesco Pannofino, Sarah Maestri e Mattia Zaccaro Garau. La pellicola è prodotta da Lime Film srl, in collaborazione con Rai Cinema e in produzione associata con Chichinscì srl.

Il soggetto è tratto dal romanzo Il pretore di Cuvio di Piero Chiara, edito nel 1973 da Arnoldo Mondadori Editore (di cui potete leggere la sinossi su Wikipedia).

La trama

Luino, 1937. Augusto Vanghetta è un pretore in sottordine insediato nella ridente cittadina affacciata sulla costa lombarda del Lago Maggiore. Costui, in passato mediocre studente di legge laureato fortunosamente, è riuscito ad accedere alla sua alta carica grazie alla legge promulgata nel 1919 dal ministro Lodovico Mortara, che, allo scopo di rimpolpare le fila della magistratura (molti dei cui esponenti erano caduti nella prima guerra mondiale), consentiva a tutti i laureati, se iscritti da almeno cinque anni all’albo degli avvocati o dei procuratori, l’accesso alle relative cariche, tra cui appunto la pretura.

Nella sua piccola e amena sede pretorile, il Vanghetta è de facto il massimo rappresentante dell’ordine costituito: la sua parola è legge, i suoi pareri sono perle di saggezza da applicare rigidamente, gli eventuali suoi favori sono graziose concessioni di stampo simil-regale e la sua figura è temuta e riverita. Lo stesso regime fascista, che pure in quegli anni governa l’Italia col pugno di ferro, appare come una distante ed evanescente presenza.

Il disbrigo degli annosi affari di pretura non è tuttavia la sua occupazione principale. Egli infatti, seppur sia basso di statura, tarchiato, barbuto (in sintesi, dal fisico per niente attraente), è un grande e focoso amante e “seduttore seriale”: la sua passione per il gentil sesso è tale da fargli intrecciare un numero incalcolabile di tresche, con donne nubili e sposate, di ogni età e di ogni classe sociale. Il suo prestigio e il potere che gli deriva dalla sua carica è la “chiave” che gli dischiude le porte delle camere da letto (e non solo delle camere) di tutte le donne che egli desidera, cui in cambio concede lauti favori a amici, mariti e parenti. In aggiunta, qualora non ci siano amanti disponibili, egli è solito recarsi al più vicino postribolo. L’appetito sessuale, la necessità di “collezionare donne” è per lui un bisogno quasi vitale, da soddisfare ad ogni costo. Infatti, come egli stesso rimarca nel suo “motto”: « Ho un cane che deve mangiare almeno due volte al giorno. »

A farne le spese è sua moglie, Evelina Andreoletti, molto più giovane di lui: in origine dev’essere stata una donna bella ed attraente, ma complice la vita libertina del coniuge (che l’ha sposata soprattutto per il ricco patrimonio di cui era beneficiaria) è in pieno decadimento psicofisico, fino all’anoressia e all’abulia. Il marito, che pure non ha mai veramente “consumato” il rapporto con lei, non riconosce (o fa finta di non riconoscere) le sue responsabilità nei riguardi del pietoso stato di colei, e non trova miglior rimedio che affidarla alle cure di svariati medici. Dinnanzi all’impotenza di costoro, il Vanghetta si rassegna quasi a considerarla sterile, rinunciando persino a condividere il letto con lei. Ma non ne soffre più di tanto; anzi, prende la circostanza come una legittimazione a lanciarsi con vieppiù ardore nell’attività della seduzione.

Il pretore coltiva altresì un’altra grande passione: la drammaturgia. Sognando un futuro glorioso nel mondo delle lettere e del teatro, egli si impegna nella stesura di una monumentale commedia a sfondo amoroso, nella quale intende rispecchiare fedelmente la sua vita.

Per dedicarsi senza distrazioni alla redazione della piéce, cui dà il titolo L’amore è un’equazione, ovvero Ramiro e Isidora, il Vanghetta assume un assistente, l’avvocato milanese Mario Landriani, un giovane dall’apparenza posata e discreta, cui riesce a far assegnare la carica di vicepretore. Da quel momento in avanti sarà il Landriani a disbrigare le annose pratiche legate all’ufficio della pretura e anche a scarrozzare avanti e indietro la povera Evelina da casa agli studi dei medici, cui il marito l’ha affidata nella speranza (vana) che trovino una cura per i suoi misteriosi mali, i dottori Nascimbeni e Configliacchi. Il pretore prova anche a convincere il suo giovane e timido assistente, lavoratore indefesso e col solo hobby della caccia, a godersi i piaceri della vita: lo accompagna con sé al bordello, ove lo affida alle “cure” della sensualissima prostituta Elvira. Ma il giovane avvocato, visibilmente imbarazzato, non riesce a concludere nulla, sicché il Vanghetta si convince che costui sia omosessuale o impotente.

Libero da ogni costrizione, il pretore si dedica anima e corpo alla scrittura della commedia: una volta concluso il copione, riesce ad assoldare per la messa in scena la famiglia di Adolfo Bagna, scalcinata troupe di attori vagabondi, cui però impone di presentare come attrice protagonista la sedicente contessa Armandina Régner de Montfleury, donna dal fascino ipnotico, ma restìa a concederglisi. Ella, ex moglie di un diplomatico francese, si dedica a sua volta a passare di letto in letto, sovente con alti esponenti del partito fascista. Questa attività le consente di mantenere un elevato tenore di vita.

Nel frattempo il Landriani, trovandosi de facto a convivere con Evelina per gran parte della giornata, inizia a provare per lei un vago sentimento di attrazione (ricambiato sempre più caldamente da colei), che cerca faticosamente di reprimere.

La sera della premiére della commedia del pretore, allestita in grande stile al teatro di Montegrino Valtravaglia, con un grande concorso di pubblico (in parte “rastrellato” dal protagonista stesso, con dei torpedoni mandati in giro per i paesi della zona), accade di tutto e di più: la contessa si rivela un’attrice mediocre e per intrattenere gli spettatori (che indisciplinatamente rumoreggiano ad ogni battuta errata) non trova di meglio che improvvisare uno spogliarello. La soluzione funziona: il pubblico esplode in grida di giubilo e, mentre la trama si dipana negli atti susseguenti, la contessa si ritira nel camerino, ove finalmente si concede alle avances del pretore. D’un tratto, un violentissimo temporale si abbatte sul paese; il tetto del teatro viene sfondato dalla furia degli elementi e in pochi istanti un fiume d’acqua si riversa in sala; gli spettatori fuggono disordinatamente e il Vanghetta, prima di svignarsela con la Regner, affida Evelina a Mario, con l’incarico di ricondurla a casa.

La strada del ritorno è tuttavia interrotta da degli alberi caduti durante la bufera, sicché l’avvocato devia in una strada secondaria, tra i boschi, e raggiunge il suo casotto di caccia, ove si ferma per consentire ad Evelina di asciugarsi e riposarsi. L’indomani mattina, complice un improvviso slancio passionale di Evelina, i due si scambiano il primo bacio, prodromo di una passione ardente che esploderà nei giorni a venire.

L’amore di Mario riesce in ciò che i medici non hanno mai ottenuto: Evelina “rifiorisce”, riacquista colorito e ritorna alla vita, con il Vanghetta che resta ben lungi dall’immaginare ciò che accade alle sue spalle. Il Landriani progetta addirittura di fuggire con la moglie del suo datore di lavoro, ma sa che se lo facesse commetterebbe un reato, pertanto continua a fare il doppio gioco, anche perché nel frattempo il Vanghetta, gravemente indebitato per via delle esose richieste della contessa (cui versa fior di denaro contante e firma enormi quantità di cambiali in bianco), ha deciso di dimettersi da pretore ed aprire uno studio legale insieme a lui.

A scombinare le carte interviene però una sconcertante scoperta: un giorno, mentre il pretore (che ha cercato il giorno prima di tornare a letto con la moglie, la quale lo ha respinto violentemente) sta consultando il codice penale per trovare un cavillo che costringa la moglie ad adempiere agli obblighi coniugali, costei gli riferisce a bruciapelo di essere rimasta incinta. Il Vanghetta, che non “tocca” sua moglie ormai da sette anni, rimane stupefatto: sa bene che il figlio nascituro non è sangue del suo sangue. Dà quindi mandato al maresciallo Alfurno di indagare su chi sia il responsabile del “miracolo”. Il carabiniere riesce a raccogliere pochi indizi che portano al Landriani, ma il leguleio, che si fida ciecamente del suo assistente, rifiuta categoricamente di crederci. Alla lunga però deve riconoscere l’evidenza del fatto, ma sceglie ugualmente di fare come se niente fosse e di riconoscere pubblicamente il nascituro come sua legittima prole (anche perché in città la gente, che fino a quel momento ha deferentemente taciuto sul suo stile di vita, ora inizia a bisbigliare e a farsi beffe di lui, cornificatore a sua volta cornificato).

I tempi cambiano velocemente: il Vanghetta, complice un processo andato – per lui – male, è in parabola discendente ed ha perso molto del suo “vigore sessuale”; al contrario il Landriani (che con un artificio giuridico ha salvato il procedimento) diventa il nuovo principe del foro della città, riverito e rispettato da tutta la popolazione e dall’ex codazzo del Vanghetta, i cui esponenti si affollano intorno a lui in cerca di favori. Addirittura egli inizia a contrarre abitudini e comportamenti talmente spietati da farlo via via rassomigliare al suo datore di lavoro: è sempre preso da mille affari, passa a casa pochissimo tempo, trascura completamente Evelina, che pure lo sta per rendere padre. Al colmo della trasformazione, il giovane avvocato assume a sua volta un assistente per accompagnare la moglie dal ginecologo.

Qualche tempo dopo il bambino nasce, ma Evelina poco prima del parto subisce un collasso in casa e viene ritrovata stesa sul suo letto, priva di sensi e in un lago di sangue, dal marito (rientrato completamente ubriaco dal bar). La corsa in ospedale è vana: il bambino si salva, ma Evelina muore. In casa si allestisce una camera ardente: dinnanzi al feretro della moglie, Augusto propone a Mario di continuare tutto come se niente fosse e di prendersi entrambi cura del neonato, che “è figlio di entrambi”. L’ex assistente, furioso, lo aggredisce e dà il via ad una furiosa rissa tra i due, mentre balia Rosa provvidenzialmente porta in salvo il piccolo, evitandogli conseguenze peggiori.

(per la redazione della sinossi si ringrazia Valentino Piccinelli – la presente sinossi è rilasciata nel pubblico dominio, libera da diritto d’autore)

Approfondimenti

Per saperne di più sul film Il pretore, visitate uno di questi link:

Foto degli attori tratte da Wikipedia.

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