La parola alla produzione

Valentina di Giuseppe

Valentina di Giuseppe (foto da Wikimedia Commons)

Valentina di Giuseppe, titolare della Lime Film e produttrice – insieme a Massimiliano Leone – de Il pretore, ripercorre la sua attività professionale passata e prossima-ventura, e ci spiega l’importanza della sfida insita nel produrre l’adattamento cinematografico di un romanzo di Piero Chiara:

La collaborazione professionale tra me e Massimiliano Leone inizia a maggio 2011 con la realizzazione di un cortometraggio per un’associazione di alberghi giovanili low-cost, (Osthello: per entrare basta un sogno) presentato al Festival di Taormina. Festival al quale Massimiliano aveva partecipato l’anno precedente con il suo primo film prodotto, Dalla vita in poi, di Gianfranco Lazotti con Cristiana Capotondi e Filippo Nigro; e al quale erano stati assegnati i premi come miglior film, miglior attrice e miglior attore.
Da quel primo cortometraggio abbiamo deciso di iniziare a lavorare insieme: con la sua società di produzione abbiamo prodotto un secondo cortometraggio riconosciuto di interesse culturale, Svegliati, di Duccio Giordano, con Anita Kravos, visto lo scorso anno nella sezione Corti d’autore al Festival di Venezia. Ora abbiamo in post produzione un altro lungometraggio con la regia di Giulio Base dal titolo Mio papà, interpretato da Giorgio Pasotti e Donatella Finocchiaro. Inoltre stiamo lavorando ad un documentario su Emanuele Caracciolo intitolato Una vita futurista.

Produrre un film tratto da Piero Chiara voleva dire misurarsi con importanti opere cinematografiche realizzate in precedenza, fra cui per esempio Venga a prendere il caffè da noi, di Alberto Lattuada, tratto dal romanzo La spartizione, e Il piatto piange, di Paolo Nuzzi, tratto dall’omonimo romanzo. Questo nostro film ha l’ambizione di descrivere con uno sguardo penetrante la società italiana, gli italiani e la loro posizione sociale, con la stessa originalità di chi ci ha preceduto.
Abbiamo voluto girare il film nei luoghi di Piero Chiara per restituire autenticità ai personaggi e alle situazioni descritte dal romanzo. Eravamo certi che girare nei luoghi a lui cari, come per esempio il Caffè Clerici di Luino e le strade della
Valcuvia, avrebbe costituito un valore aggiunto al nostro lavoro.
Certo, adattare per il cinema un romanzo del Chiara è sicuramente una sfida e comporta per noi anche il confronto con i precedenti film, quindi se il verbo “osare” potrebbe essere impegnativo, diciamo almeno che ci abbiamo provato.

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