Date a Cesare quel che è di Cesare

Prima di tutto ci scusiamo se questo post è un po’ diverso dagli altri che potete trovare in questo sito, ma capirete subito il perché della sua pubblicazione (e speriamo lo giustificherete).

Stamani, mentre stavamo assemblando la consueta rassegna stampa mensile sul film, ci siamo imbattuti in una piacevole sorpresa: la prestigiosa agenzia ANSA ci ha dedicato un articoletto.

Eccolo qui: LINK

Tempo però di leggere l’articolo, e la nostra soddisfazione si tramuta in stupore, poi in delusione, poi in rabbia. Come mai tanta acrimonia? Semplice, il lancio non fa la minima menzione di una persona un poco importante (ma proprio un poco…): Sarah Maestri. Non c’è scritto NULLA!

Ora, questo nostro pezzo vuole essere una lettera aperta al giornalista che ha steso siffatta pagina. Escludendo sin da subito la possibilità che dietro tale azione ci sia dolo (fatto che darebbe adito a ipotesi di inaudita gravità), ci pare autoevidente che vi sia stata una dimenticanza.

Ma che dimenticanza! Vorremmo riferire all’anonimo signor giornalista che, con la sua leggerezza, ha defraudato di un palcoscenico importantissimo la persona senza la quale sicuramente (e sottolineiamo, sicuramente) nell’estate del 2013 non si sarebbe fatto NULLA. Nessun casting, nessuna ripresa, nessun film.

Forse il giornalista non sa che, dal 2010 al 2013, Sarah Maestri si è spesa con tutte le sue energie per portare un’opera di un grande scrittore della nostra terra varesotta agli onori della Settima Arte. Ed ha insistito per fare tutto qui, nella sua terra, nella terra di Piero Chiara, coinvolgendo la gente comune, raccolta dal territorio e “catapultata” davanti alla cinepresa. Non sa che è stata lei la prima (e sovente l’unica) a crederci, nell’indifferenza quasi totale della collettività. Non sa quindi che è a lei, prima che a tutti gli altri, che deve andare il plauso per questa impresa, ora unanimemente osannata (anche da discutibili persone “accorse in aiuto dei vincitori”).

Non lo sa, appunto. Ma questa non è una scusante. Lei, caro collega, ha dimostrato di non essersi minimamente informato con la dovuta attenzione sull’argomento: forse si è fermato alle prime quattro righe, o peggio ancora si è fidato delle informazioni (suppongo errate) passatele da qualcun’altro.

Il metro del buon giornalista si misura in base a quanto egli è fedele alla verità e professionale nello svolgimento del suo mestiere. E lei, con questo pezzo, si è dimostrato davvero poco serio.

Un redattore del sito ha lasciato un messaggio nello spazio commenti dell’articolo: il nostro auspicio è che esso venga corretto al più presto possibile. È una questione di rispetto e riconoscimento dei meriti personali di una grande attrice e (ancor prima) di una donna forte ed appassionata.

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